23 settembre 2015

articolo postato il: 2015-09-23 23:23:26

 
Cari tutti,
questa settimana segnalerei l`editoriale di Comenzo sul New Engl. J. Med. in cui si commenta l`articolo di Richards et al. sulle prime risposte cliniche al trattamento con l`anticorpo anti SAP secondo una procedura sviluppata dal gruppo di Mark Pepys in collaborazione con GSK.
 
L`editoriale e` secondo me interessante perchè tocca sia aspetti molecolari inerenti a varie teorie patogenetiche sia aspetti clinici e di risposta a vari approcci terapeutici. Un editoriale che si presta a varie riflessioni che possono provenire da competenze scientifiche ed esperienze professionali di tipo diverso.
La figura ad esempio e` chiaramente sbagliata e dimostra la non comprensione della complessa procedura terapeutica. Malattia complessa quella di cui ci occupiamo e sempre più complesse e con risvolti biologicamente imprevedibili sono le terapie intelligenti che vengono proposte.
 

Out, Out--Making Amyloid`s Candle Briefer.

Comenzo RL.

N Engl J Med. 2015 Sep 17;373(12):1167-9. doi: 10.1056/NEJMe1508746.

Autore: Marco Di Girolamo - marco.digi@tin.it
Pubblicato il 07/10/2015


Commento:
L articolo proposto questa settimana solleva alcuni interrogativi interessanti: finora io avevo dato poca attenzione alla SAP, ma leggendo l’articolo, mi è sembrato che il suo ruolo nella genesi dei depositi fibrillari possa essere molto superiore a quanto (almeno io) avevo supposto. Sembra essere come una “carta moschicida” nella quale vadano ad impigliarsi le fibrille, di qualsiasi tipo esse siano, basta che abbiano la struttura “misfolding” Ora mi chiedo quanto, nel danno d’organo dovuto alle fibrille amiloidi (molto diverse tra loro dal punto di vista strutturale), l’alterazione conformazionale delle fibrille, possa incidere nella formazione dell’amiloide rispetto al “peso” della SAP, sostanza così ubiquitaria. L’interesse nella fibrillogenesi (e nelle possibilità terapeutiche) si sposta così (si dovrebbe spostare) nella duplice strategia dell’attacco alle fibrille ma anche al “microambiente” in cui esse circolano. In fondo una cosa che mi ha sempre colpito è quella dell’innesco dei depositi nell’organo: le fibrille sono in circolo costantemente, sappiamo che l’inizio dell’assemblamento degli oligomeri è quello che determina l’inizio, ma abbiamo ancora molto da capire dove (in quali organi prevalenti), perché e soprattutto quando (in quali circostanze cliniche della vita di un paziente) avviene la precipitazione tessutale. Mi viene così da proporre che, forse , il tessuto osteo-cartilagineo del tunnel carpale, potrebbe essere oggetto di ricerca sul “microambiente” anche per la sua facile accessibilità. D’altra parte è cosa nota come la sindrome del tunnel carpale precede, spesso di anni, l’esordio clinico delle amiloidosi (siano esse AL, TTR o AA)